Formia / Un’autovettura acquistata dieci anni fa mette nei guai Angelo Bardellino: condannato a 3 anni di reclusione

FORMIA – Il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Enrica Villani, ha emesso una condanna a 3 anni di reclusione e al pagamento di una multa di 16mila euro per Angelo Bardellino, 53 anni, originario di San Cipriano d’Aversa e residente a Formia. L’imputato, difeso dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo e poi sostituito da Roberto D’Arcangelo, è una figura ben nota, non solo per essere il figlio di Ernesto Bardellino, ex sindaco socialista, ma anche per l’appartenenza alla famiglia Bardellino. Quest’ultima, secondo l’Antimafia, è riconosciuta come un sodalizio criminale, il cui fondatore fu lo zio Antonio Bardellino, storico leader del clan dei Casalesi.

Il contesto familiare e giudiziario

L’ombra dei Bardellino è tornata al centro delle cronache con una maxi-indagine coordinata dalle DDA di Roma e Napoli, che ha coinvolto Polizia, Carabinieri e reparti speciali come Ros e Dia. A luglio 2023, una serie di perquisizioni tra Formia e San Cipriano d’Aversa ha portato alla luce nuove piste investigative. Tra queste, il tentato omicidio di Gustavo Bardellino, cugino di Angelo, e i presunti nuovi legami tra i Bardellino e i Casalesi nel traffico di droga. Non meno eclatante è stata la scoperta di un covo a Formia attribuito al defunto Antonio Bardellino, ufficialmente ucciso in Brasile nel 1988.

Un reato “minore” ma emblematico

L’odierno procedimento, tuttavia, ha riguardato una vicenda ben più modesta: l’acquisto di una Toyota Aygo nel 2015, del valore di 12.030 euro. All’epoca, Angelo Bardellino era sottoposto a misure di prevenzione antimafia e obbligato a comunicare qualsiasi spesa superiore ai 10mila euro al nucleo Pef della Guardia di Finanza di Latina. Questa omissione gli è costata la condanna.

In aula è emerso che Bardellino, privo di redditi dichiarati, risultava all’epoca nullatenente. Eppure, oltre alla vettura, i Carabinieri avevano scoperto anche la vendita di un immobile alla sua compagna, per un valore di 75mila euro. Quest’ultimo episodio, però, è stato dichiarato prescritto dalla Cassazione.

Legami d’affari e vicende collaterali

Curioso il collegamento tra Angelo e il cugino Gustavo Bardellino, colpito da un attentato nel 2022. Gustavo è noto per la sua attività nel commercio di automobili, un settore che gli inquirenti stanno monitorando con attenzione, sospettando legami con gli affari illeciti della famiglia.

Le testimonianze decadute e la pena aggravata

Nel processo avrebbero dovuto testimoniare la compagna di Angelo Bardellino e Rocco Palazzo, socio in affari nell’ambito musicale, ma il giudice ha dichiarato decadute queste controprove. Non è mancato un intoppo tecnico: il pubblico ministero ha inizialmente smarrito il fascicolo che attestava la misura di prevenzione. Dopo un ritardo di due ore, il documento è stato recuperato e presentato.

Nonostante una richiesta iniziale di 2 anni di reclusione da parte del pm, il giudice Villani ha optato per una pena più severa. Le motivazioni saranno rese note entro 60 giorni, ma la condanna è già un segnale forte.

Il commento di Paola Villa

Su caso non è mancato il commento dell’ex sindaca e oggi consigliera comunale dell’opposizione Paola Villa.

“In una Formia silenziosa, azzittita e nuvolosa arriva la notizia della condanna di Angelo Bardellino a tre anni di reclusione e al pagamento di una multa di 16mila euro. I fatti sono abbastanza chiari: mentre Bardellino stava in regime di prevenzione speciale, nel 2015, comprava un auto, senza comunicarlo alle dovute autorità, come prevede il codice antimafia.

All’epoca dei fatti, Angelo Bardellino, figlio di Ernesto Bardellino e nipote del capo clan, Antonio Bardellino, era soggetto alle misure preventive speciali perché considerato soggetto “socialmente pericoloso”.

La condanna di ieri, presso il tribunale di Latina, per un reato “minore e banale”, indica però cosa è il mondo dei Bardellino: gli affari, la vita, i contatti e tutto il resto continua a prescindere dalle misure di prevenzione e da tutto il resto.

Diciamoci la verità, in pochi si aspettavano che ieri Bardellino, difeso dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, fosse condannato; in pochi si aspettavano che un giudice monocratico togato addirittura aumentasse la condanna richiesta dal PM non togato.

Ora che cosa avverrà? Ma i Bardellino restano quello che sono, la città continuerà la sua vita ignorando tutte le ripercussioni di un passato che ha dato la residenza a tali soggetti; una città, non tutta per fortuna, spesso connivente che continua a servirsi presso attività in apparenza gestite da terzi, vuoi che ti serva un’auto da noleggiare o acquistare, vuoi che debba curarsi denti, vuoi una cena in un locale del centro storico… vuoi un bel corso di canto.

Una città, non tutta per fortuna, che crede che essere “antimafia” significhi partecipare a convegni a tema, leggere libri su Falcone e Borsellino, farsi le foto con qualche personaggio che persegue la criminalità. Il punto è scegliere e scegliere di essere totalmente di parte, senza distinguo ed eccezioni”.