Lenola / Incendio all’auto del sindaco Magnafico: il Comune di costituisce parte civile

LENOLA – Si è aperta ieri davanti al Gup del Tribunale di Latina, Laura Morselli, l’udienza preliminare a carico di Vincenzo Zizzo (42 anni, di Fondi) e di Pasquale Spirito (49 anni, di Lenola). Entrambi sono accusati di reati gravi, tra cui violenza o minaccia a corpo politico e spaccio di droga, ma il caso che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda l’incendio doloso dell’auto del sindaco di Lenola, Fernando Magnafico, avvenuto il 19 settembre 2023.

Le accuse e il rinvio

Secondo la Procura, Zizzo avrebbe dato mandato a un esecutore ignoto di appiccare l’incendio, un’accusa che ha mantenuto l’uomo in carcere dal 10 agosto 2024. Il suo coindagato, Spirito, è coinvolto principalmente per reati legati allo spaccio di stupefacenti e presunte estorsioni. Entrambi sono difesi dagli avvocati Giulio Mastrobattista e Atina Agresti, mentre l’accusa è sostenuta dai pubblici ministeri Martina Taglione e Valentina Giammaria.

L’udienza è stata rinviata al 20 marzo 2025, in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sul ricorso presentato dalla difesa contro la decisione del Tribunale del Riesame di mantenere i due indagati in custodia cautelare.

Il Riesame e le intercettazioni

Il Riesame aveva annullato alcune delle accuse minori, come un capo di imputazione per estorsione contestato a Zizzo e due relativi allo spaccio per Spirito. Tuttavia, le imputazioni principali, tra cui il mandato per l’incendio, sono rimaste in piedi. La difesa punta ora a contestare l’utilizzabilità delle intercettazioni captate dai Carabinieri, considerate elemento chiave delle indagini.

La costituzione di parte civile

Durante l’udienza odierna, il Comune di Lenola, rappresentato dall’avvocato Walter Marrocco, si è costituito parte civile, mentre il sindaco Magnafico, sebbene considerato parte offesa, ha scelto di non farlo personalmente.

Le dichiarazioni di Zizzo

Zizzo, interrogato in agosto dal Gip Giuseppe Molfese, aveva respinto ogni accusa, negando di essere il mandante dell’incendio e sostenendo che le frasi intercettate non avevano nulla a che vedere con un attentato, ma erano semplici critiche politiche, seppur aspre, verso l’amministrazione di Magnafico. “Erano giudizi politici e personali, non indizi di colpevolezza”, aveva dichiarato al giudice.

I prossimi sviluppi

La vicenda, che intreccia politica, criminalità e spaccio di stupefacenti, rimane complessa e piena di punti oscuri. Con il rinvio dell’udienza, gli occhi sono ora puntati sulla decisione della Cassazione, che potrebbe influenzare significativamente il processo.