LATINA – Il tema dello smaltimento dei rifiuti è sempre più centrale, sia per le sue implicazioni economiche che per l’impatto ambientale. L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha recentemente pubblicato i dati aggiornati al 2023, rivelando quanto ogni cittadino della provincia di Latina paga per lo smaltimento dei rifiuti. L’analisi ha evidenziato una significativa disparità nei costi, che possono triplicare da un comune all’altro, a prescindere dalla percentuale di raccolta differenziata.
Le isole pontine: i costi più alti
I cittadini di Ponza e Ventotene si trovano ad affrontare i costi più elevati. A Ponza, il costo pro capite è di 494 euro annui, in crescita rispetto ai 180 euro dello scorso anno, mentre a Ventotene si pagano 470 euro. Questo aumento è legato principalmente al trasferimento dei rifiuti sulla terraferma, dato che in queste isole la raccolta porta a porta non è ancora operativa.
I comuni turistici e il peso delle seconde case
Anche i comuni a forte vocazione turistica subiscono costi elevati, complice la presenza di seconde case e l’aumento della popolazione durante la stagione estiva. Sperlonga, ad esempio, registra un costo pro capite di 341 euro, seguito da Gaeta (322 euro) e San Felice Circeo (293 euro). In queste località, la pressione turistica comporta una produzione straordinaria di rifiuti, con conseguenti costi più elevati per il loro smaltimento.
Latina: un aumento preoccupante
La città di Latina, capoluogo della provincia, ha visto un costante aumento del costo pro capite negli ultimi anni, passando dai 192 euro del 2021 ai 265 euro del 2023. La raccolta differenziata si attesta al 54%, ma il trend dei costi evidenzia difficoltà nel contenere le spese legate alla gestione dei rifiuti. Tra i comuni di medie dimensioni, Cisterna e Terracina seguono Latina con costi rispettivamente di 207 euro e 205 euro pro capite.
Il caso virtuoso di Fondi
Il comune di Fondi, con una percentuale di raccolta differenziata superiore all’82%, riesce a mantenere un costo relativamente contenuto di 185 euro per abitante, due euro in meno rispetto all’anno precedente. Tuttavia, anche qui, la pressione delle seconde case e del turismo incide sui costi complessivi.
Il modello Aprilia: contenimento dei costi
Un esempio virtuoso è rappresentato da Aprilia, che nonostante le sue grandi dimensioni, è riuscita a contenere i costi, mantenendo una spesa pro capite di 176 euro nel 2023, in calo rispetto all’anno precedente. La percentuale di raccolta differenziata si aggira intorno al 70%, dimostrando che efficienza e sostenibilità possono andare di pari passo.
I piccoli comuni: un quadro eterogeneo
Nei piccoli comuni della provincia, i costi variano notevolmente:
- Sezze registra il costo pro capite più basso, pari a 119 euro, in calo rispetto ai 146 euro del 2022.
- A Bassiano, ogni cittadino paga 188 euro, mentre a Campodimele il costo è di 154 euro.
- Norma, con 133 euro pro capite, si distingue per una raccolta differenziata superiore all’80%, confermandosi tra i comuni più virtuosi.
Altri comuni come Maenza (129 euro) e Sonnino (132 euro) si mantengono su livelli bassi di spesa, nonostante un lieve aumento rispetto agli anni precedenti.
Conclusioni
I dati dell’Ispra evidenziano un quadro complesso in cui fattori come turismo, dimensioni del comune e sistema di gestione dei rifiuti giocano un ruolo cruciale nei costi. Mentre alcune realtà dimostrano che è possibile coniugare alta percentuale di raccolta differenziata e costi contenuti, altre faticano a trovare un equilibrio. Per i cittadini, questi numeri non rappresentano solo un costo economico, ma un invito a riflettere sull’importanza di sistemi di smaltimento più efficienti e sostenibili.