FORMIA – Il Tar del Lazio ha deciso di non… decidere sulla legittimità delle procedure seguite dal comune di Formia per la realizzazione della Passeggiata di Cicerone, l’opera finanziata dai fondi del Pnrr per bonificare e riqualificare sul piano ambientale il water front lungo il litorale di ponente di Formia nel tratto che va dalla spiaggia di Vindicio alle “Grotte di Sant’Erasmo”.
Il cantiere è stato appaltato ma ha subito un rallentamento perché tre privati, Tiziana e Pietro Ferrante e Francesca Altiero, assistiti dall’avvocato Davide Angelucci, hanno chiesto l’annullamento della conferenza di servizio che, indetta in forma “semplificata e sincronica” dal dirigente del settore Lavori Pubblici Giuseppe Viscogliosi, prevedeva l’esproprio di microscopiche particelle di terreno di proprietà. Per i tre privati gli espropri a loro dire sono nulli perché non sarebbe stato notificato loro l’esito della conferenza di servizi del febbraio 2024. Avrebbero potuto presentare eccezioni o impugnare lo stesso esito della conferenza di servizi e invece sono stati tenuti all’oscuro di tutto. Sino ad oggi quando il progetto è arrivato in una fase esecutiva e l’aggiudicazione dell’opera (che dovrebbe essere ultimata secondo l’ultimo crono programma nel giugno 2026) è stata assegnata all’impresa guidata dall’imprenditore di Gaerta Edoardo Accetta.
Ne è nato un contenzioso davanti il Tar ed il presidente della prima sezione del Tar di Latina Roberto Maria Bucchi ha deciso di vederci chiaro e ha ordinato all’amministrazione formiana di depositare la determina dirigenziale numero 283 del febbraio 2024 per verificare la legittimità dell’istruttoria sull’iter seguito dal Comune circa l’esproprio delle tre particelle private interessate dalla “Passeggiata di Cicerone”.
A sorpresa l’udienza che avrebbe dovuto sciogliere questo nodo è stata rinviata perché i tre privati ma anche l’amministrazione comunale – questa volta fortunatamente difesa dal professor Francesco Scalia -. hanno chiesto di prendere tempo. Se l’udienza tecnicamente è stata ‘trattenuta” per la volontà delle due parti di presentare al collegio i tradizionali motivi aggiunti, l’opzione del Tar potrebbe essere superata se andasse in porto un’altra soluzione circa il bonario raggiungimento di un accordo – che al momento non c’è – per il pagamento degli espropri necessari per realizzare un’opera che, approvata nel 2021 dall’allora commissario Prefettizio Silvana Tizzano, rappresenta un punto di forza per l’amministrazione Taddeo per la seconda e decisiva parte della sua prima consiliatura. Oltre ai signori Ferrante e Altiero ce ne sono altri due, Giancarlo e Laura Cordier, che non hanno trovato un accordo con l’amministrazione formiana per il pagamento degli espropri . Si sono rivolti all’avvocato Filiberto D’urgolo che, a differenza del collega Angelucci, ha deciso di non rivolgersi al Tar ma al Tribunale civile di Cassino. Come? Chiedendo ed ottenendo la nomina di un perito terzo, la dottoressa Anna Adriano, che dovrà valutare la congruità del valore delle particelle da espropriare.
E’ stato fissato mercoledì un accesso in programma il 21 dicembre prossimo nella parte del cantiere che l’impresa Accetta deve ancora chiudere perché l’esproprio non è di fatto ancora avvenuto. La dottoressa Adriano, in effetti, di sopralluoghi ne farà due: il primo nei terreni dei coniugi Cordier (che hanno nominato quale consulente di parte l’ingegner Mario Ferligoli) ed il secondo, un’ora prima, nelle particelle degli eredi Ferrante (rappresentata dall’ingegner Elisabetta Cicerchia). Si sta aprendo una fase delicatissima per questo contenzioso per il quale il dirigente del settore Lavori Pubblici del comune di Formia Giuseppe Viscogliosi ha nominato quale ctu di parte il tecnico Alessandro Maiello. A decidere la stima dei terreni sarà il consulente nominato dal Tribunale di Cassino e, teoricamente, il prosieguo dell’opera. Gli eredi Ferrante intanto si sono riservati la soluzione del Tar avanzando non più problemi di natura economico-risarcitoria ma contestando l’omessa notifica da parte del comune, che smentisce la circostanza , dell’indizione della conferenza di servizio secondo quanto prevede la legge 241/1990. E se il Tar dovesse accogliere quest’ultima e gravosa doglianza procedurale? I tempi e le procedure (più ferree) del Pnrr non ammettono – come nel gioco dell’oca – di tornare indietro. Purtroppo.